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Chief Philosophy Officer: chi è e cosa fa

Scritto da Team Comunicazione UniSR | Jul 22, 2026 12:30:19 PM

Il Chief Philosophy Officer analizza la complessità di un'organizzazione con gli stessi strumenti con i quali affronterebbe un problema filosofico. Uno studio pubblicato nel 2026 su European Management Review descrive questa figura come ancora emergente ma sempre più presente nel dibattito internazionale sulla governance aziendale: negli Stati Uniti, secondo dati ZipRecruiter aggiornati a maggio 2026, la retribuzione media dichiarata negli annunci per questo profilo è di circa 124.000 dollari l'anno, con una forbice tra 93.000 e 146.000. Chi ha questo ruolo aiuta il management a interpretare la complessità, mettere in discussione convinzioni consolidate in azienda e rendere le scelte più consapevoli. In Italia il tema è al centro anche di un approfondimento sul rapporto tra filosofia e impresa. La ricerca pubblicata su European Management Review individua otto meccanismi attraverso cui il CPO interviene nei processi decisionali, dalla definizione dei problemi complessi fino alla definizione di un linguaggio condiviso tra i reparti.

Comprendere prima di decidere: analisi e chiarezza concettuale

Il Chief Philosophy Officer è un professionista con una formazione filosofica che affianca imprese e organizzazioni nello sviluppo del pensiero strategico. Il suo contributo si concentra sul modo in cui le decisioni vengono costruite, più che sulle soluzioni immediate da adottare. Attraverso gli strumenti tipici della filosofia, come analisi critica, dialogo, chiarificazione dei concetti e riflessione sui presupposti, il CPO aiuta l'organizzazione a comprendere meglio il contesto in cui opera e a sviluppare un approccio più lucido ai problemi. Secondo lo studio, questa figura favorisce un processo decisionale più riflessivo, soprattutto nelle situazioni caratterizzate da elevata complessità e incertezza.

Facciamo un esempio concreto per chiarire qual è il ruolo del CPO. Chiarire cosa intende davvero un'azienda quando parla di innovazione o di responsabilità, prima di trasformare quelle parole in una serie di decisioni concrete che cambiano l’organizzazione. Da qui nasce un compito meno visibile ma fondamentale: mettere in discussione i modelli mentali e le narrazioni interne che un'organizzazione ha smesso di verificare, semplicemente perché sono sempre state date per vere o scontate. Il Chief Philosophy Officer interviene su quegli aspetti che i processi aziendali lasciano spesso impliciti, ma che incidono comunque sull'efficacia delle decisioni. Un'organizzazione è fatta di processi, tecnologie e indicatori economici, ma anche di linguaggi condivisi, convinzioni, relazioni e sistemi di significato che orientano le decisioni.

Il dialogo come metodo di lavoro

Secondo lo studio citato, uno dei contributi più rilevanti del Chief Philosophy Officer riguarda la capacità di supportare e orientare il processo decisionale. Quando un'organizzazione affronta trasformazioni tecnologiche, cambiamenti normativi o nuove aspettative sociali, la pressione può spingere i manager ad adottare decisioni rapide se non addirittura frettolose. Il CPO introduce invece tempo e spazi di riflessione che permettono di comprendere meglio il problema prima di scegliere come intervenire. Il suo lavoro rafforza il ragionamento che precede l'azione, riducendo il peso di automatismi, abitudini o convinzioni mai verificate nelle decisioni strategiche.

Lo strumento principale del CPO è il dialogo. Attraverso la formulazione di buone domande, il CPO aiuta manager e collaboratori a esplicitare ipotesi, convinzioni e criteri di scelta spesso dati per scontati. Questo processo favorisce una comprensione più profonda dei problemi e rende più semplice confrontare punti di vista differenti. Lo studio evidenzia anche come il CPO contribuisca alla costruzione di un linguaggio condiviso all'interno dell'organizzazione: quando le persone attribuiscono lo stesso significato a concetti come responsabilità, fiducia, leadership o innovazione, diventa più semplice collaborare e prendere decisioni coerenti.

Allineare valori e comportamenti nella cultura aziendale

Un’altra attività fondamentale del CPO consiste nel supportare le organizzazioni nell'identificare, definire e rendere espliciti i propri valori e principi fondamentali, ma soprattutto a fare emergere eventuali discrepanze tra questi e i comportamenti realmente messi in atto. Il contributo del Chief Philosophy Officer si estende oltre la strategia, fino alla qualità delle relazioni interne. Favorendo un clima in cui le persone possono esprimere dubbi, confrontarsi apertamente e imparare dagli errori, il CPO contribuisce a rafforzare la qualità delle relazioni interne. Il paper mette in evidenza come questo approccio favorisca la condivisione della conoscenza, la sicurezza psicologica e lo sviluppo del pensiero critico e laterale, elementi che supportano anche i processi di innovazione.

Perché il ruolo cresce ora, e da dove si parte

Lo studio collega la rilevanza crescente di questo ruolo alla natura dei problemi che intelligenza artificiale, sostenibilità e trasformazione digitale pongono oggi alle organizzazioni: problemi che richiedono, oltre a competenze tecniche e strumenti analitici, anche capacità interpretative. La ricerca sull'intreccio tra formazione filosofica e mondo del lavoro approfondisce le ragioni per cui le aziende guardano a questo tipo di profilo. Il CPO porta proprio questa prospettiva: aiuta le organizzazioni a comprendere il significato delle proprie scelte, a verificarne la coerenza e a sviluppare un metodo di riflessione che può accompagnare il management anche nelle decisioni future.

In UniSR questa applicazione trova spazio già nel piano di studi: dal secondo anno del Corso di Laurea in Filosofia, agli insegnamenti filosofici tradizionali si affiancano corsi in ambito psicologico, economico e di gestione d'impresa. Il percorso triennale è costruito attorno a due direzioni professionali: la ricerca e l'insegnamento da un lato, l'inserimento in realtà istituzionali, associative e imprenditoriali dall'altro, dove competenze come l'analisi critica e la chiarificazione concettuale trovano applicazione concreta. Più che una nuova funzione aziendale, lo studio descrive il Chief Philosophy Officer come un diverso modo di affrontare le decisioni: un approccio che considera il ragionamento parte integrante della strategia, prima ancora che una fase preliminare da attraversare in fretta.

Fonti citate: Franco, S., Misuriello, M.A., Messeni Petruzzelli, A., Panniello, U. & Ponzio, P. (2026). Lost in translation? The emergence of chief philosophy officers. European Management Review, 1–12. https://doi.org/10.1111/emre.70075 · ZipRecruiter, dati salariali USA aggiornati all'8 maggio 2026 (https://www.ziprecruiter.com/Jobs/Chief-Philosophy-Officer).