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Finalista all’Academy of Osseointegration

Scritto da Team Comunicazione UniSR | May 6, 2026 2:10:01 PM

Riccardo Federico Visconti, laureato in Odontoiatria e Protesi dentaria in UniSR, è stato selezionato tra gli otto finalisti per il miglior contributo scientifico all’Academy of Osseointegration, uno dei congressi più rilevanti a livello internazionale nel campo dell’implantologia dentaria, tenutosi a Washington DC.

Il lavoro presentato, un trial clinico randomizzato multicentrico con follow-up a 10 anni, è stato inizialmente selezionato tra centinaia di candidature, ottenendo anche un travel grant internazionale (unico europeo tra i 40 vincitori provenienti da tutto il mondo). Il travel grant è un finanziamento, assegnato a studenti o ricercatori, per coprire le spese di partecipazione a un congresso oppure a un evento, dove presentare il proprio progetto di ricerca alla comunità scientifica. Per ottenerlo, è necessario sottoporre a una commissione un abstract che riassuma la ricerca (domanda iniziale, metodi e risultati). Ogni progetto viene valutato sulla base della qualità metodologica, della rilevanza clinica e dell'originalità.

Dalla clinica alla ricerca in odontoiatria

All’inizio del suo percorso universitario, Riccardo era orientato a seguire la direzione classica della pratica odontoiatrica. «La mia prospettiva era prevalentemente clinica: studiare, applicare le conoscenze e migliorare le mie abilità tecniche», racconta. L’obiettivo era diventare un odontoiatra capace di eseguire impianti dentali e riabilitazioni complesse. Eppure, l'odontoiatria non è solo tecnica. Dietro ogni impianto dentale ci può essere una ricerca decennale, uno studio multicentrico, domande ancora aperte.

L'esperienza in UniSR cambia gradualmente la prospettiva di Riccardo: l’attenzione non è più soltanto sull’esecuzione della procedura, ma sulla comprensione delle ragioni che guidano ogni scelta. La clinica smette di essere “solo” esecuzione di protocolli consolidati e diventa parte di un sistema più ampio, in cui ogni decisione pratica deve essere supportata da evidenze scientifiche solide. Quando queste evidenze non sono disponibili, nascono le domande che danno forma alla ricerca. «Se le evidenze mancano, vale la pena porsi le domande giuste per trovarle», dice Riccardo.

Lo studio in implantologia dentaria presentato a Washington

Il progetto presentato a Washington nasce da una domanda precisa: qual è la profondità ottimale di inserimento di un impianto dentale per garantire stabilità e buoni risultati clinici ed estetici nel lungo periodo?

Sotto la guida del Prof. Marco Esposito, associato UniSR di malattie odontostomatologiche, Riccardo ha partecipato a uno studio clinico su 60 pazienti in sei centri di ricerca. In ciascun caso sono stati confrontati due approcci: inserimento a 0,5 mm e a 1,5 mm al di sotto della cresta ossea, cioè il margine superiore della cavità in cui si posiziona l'impianto.

I pazienti sono stati seguiti per dieci anni, analizzando i parametri classici dell'implantologia: sopravvivenza degli impianti e delle protesi, complicanze biologiche e meccaniche, stabilità dell'osso peri-implantare e ricadute estetiche. I risultati hanno mostrato che non ci sono differenze clinicamente significative tra le due profondità di inserimento: entrambe le soluzioni si sono dimostrate valide nel lungo periodo.

«Questo tipo di evidenza ha un impatto diretto sul lavoro quotidiano dell'odontoiatra, perché gli consente di prendere decisioni più consapevoli e flessibili, basate su dati a lungo termine piuttosto che su abitudini o preferenze personali», spiega Riccardo.

Pensiero critico e orientamento nella ricerca odontoiatrica

La produzione scientifica, anche nel campo dell’implantologia, è vasta e in costante crescita. Per chi fa ricerca, saper distinguere tra studi più o meno rigorosi, interpretare correttamente i dati e applicarli alla pratica clinica è una competenza indispensabile. Ma prima ancora di saper valutare gli studi, conta saper scegliere le domande di ricerca giuste. Non tutte le questioni scientifiche hanno lo stesso peso clinico, e capire quali vale davvero la pena porsi è una delle competenze meno ovvie, e più decisive, della formazione in ricerca.

Questo approccio si traduce anche nella quotidianità: consente di mettere in discussione ciò che appare scontato e interrogarsi sul livello di evidenza che supporta ogni scelta terapeutica. «In questo senso, a fare la differenza è la capacità di strutturare il pensiero in modo critico e sistematico», osserva Riccardo. Un’abilità che si sviluppa concretamente solo con l’esercizio, iniziando fin dai primi anni di studio.

Un percorso ibrido tra clinica e ricerca

Il percorso di Riccardo mostra come clinica e ricerca non siano ambiti separati, ma profondamente interconnessi. Ricerca scientifica, collaborazioni internazionali, ambito accademico: sono percorsi concreti, non eccezioni. «Il mio è un percorso "ibrido", in cui la ricerca non sostituisce la clinica ma la completa e la rende più consapevole. Cambia il modo di ragionare: utilizzare la ricerca per informare la clinica e, allo stesso tempo, utilizzare la clinica per generare nuove domande di ricerca.».

Uno degli elementi decisivi che hanno portato Riccardo a essere finalista in una competizione internazionale è stato un atteggiamento maturato durante gli anni in UniSR: la disponibilità a partecipare attivamente alla vita universitaria, a cercare il confronto con i pari, con ricercatrici, ricercatori e docenti. Ma soprattutto l’apertura verso nuove opportunità che il contesto di studi, tra Dental School, ambulatori dell’ospedale e laboratori di ricerca, gli ha di volta in volta presentato. In questo percorso, il Magnifico Rettore UniSR Prof. Enrico Gherlone ha rappresentato un punto di riferimento, anche per l’approccio al rapporto tra clinica e ricerca.

«Non sapevo quanto questa propensione mi avrebbe esposto a occasioni che avrebbero cambiato la direzione della mia carriera. Credo però che sia stato proprio questo tipo di coinvolgimento ad avermi permesso di entrare in contatto con progetti di ricerca di ampia portata e contesti internazionali, fino ad arrivare a ottenere il travel grant per andare a Washington, dove ho presentato i miei risultati da finalista».

Per chi sta pensando di intraprendere un percorso in odontoiatria, il messaggio è chiaro: le opportunità esistono, ma è importante avere l’attitudine a coglierle. «Bisogna essere disposti a cercare attivamente i contesti più stimolanti in cui lavorare sulla base dei propri interessi, confrontarsi con persone più esperte e cogliere ogni possibilità con apertura mentale», conclude. 

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