Chi fa un dottorato lavora in profondità. La ricerca avanza per specializzazione, e il valore di un progetto dottorale sta spesso nella capacità di lavorare con costanza e determinazione su un problema specifico. Le competenze trasversali nel dottorato, invece, come comunicare con un pubblico non specializzato, coordinarsi con professionisti che hanno background diversi, gestire dati e progetti, collaborare in ambiti transdisciplinari, sviluppare capacità organizzative, imparare a risolvere i problemi, comprendere il contesto sociale della ricerca e confrontarsi con una visione più ampia, si costruiscono “al di fuori” del proprio progetto di ricerca. È importante non trascurare queste competenze utili anche in altri campi: secondo un'analisi delle carriere di oltre 2.000 ricercatori formati all'EMBL, solo il 28% ha poi ricoperto una posizione permanente in accademia, il percorso per cui la maggior parte dei dottorandi e delle dottorande si prepara.
Si tratta quindi di competenze essenziali e non accessorie per il percorso professionale dei dottorandi. All’interno dell’Università Vita-Salute San Raffaele, queste competenze sono già integrate nell’offerta formativa del dottorato, per esempio attraverso corsi dedicati su Open Science, Comunicazione della scienza, Citizen Science, progettazione europea, Data Management, Integrità della ricerca, Parità di genere e Scrittura scientifica. Queste iniziative rappresentano un impegno concreto nel fornire una formazione di più ampio respiro agli e alle studenti di dottorato.
Alessandra Rocco studia le disfunzioni mitocondriali nelle patologie neurologiche pediatriche per il Dottorato di Ricerca Internazionale in Medicina Molecolare UniSR, e quest’anno, insieme al comitato studenti, ha organizzato una delle PhD Invited Lectures: un’occasione per portare in aula una prospettiva diversa dalla propria. L’ospite era Ilaria Capua. Ne è valsa la pena, e non solo per i contenuti del seminario.
Come nasce una PhD Invited Lecture
Il comitato aveva il mandato di trovare figure capaci di parlare a una platea eterogenea di dottorandi su temi che andassero oltre la propria specializzazione, senza scivolare nel generico.
«Cercavamo personalità in grado di parlare a un pubblico ampio», spiega la dott.ssa Rocco, «offrendo una riflessione trasversale sul ruolo della scienza nella società contemporanea. Il profilo della Professoressa Capua ci è sembrato perfetto: una scienziata di fama internazionale, capace di collegare ricerca, salute pubblica, sostenibilità e dimensione sociale.»
Scegliere chi invitare è solo una parte del lavoro: il comitato studenti ha avuto un ruolo attivo nel dialogo con la relatrice e nelle attività di coordinamento. Allo stesso tempo, l’organizzazione dell’iniziativa è avvenuta in stretto coordinamento con la coordinatrice del dottorato, la Prof.ssa Alessandra Bolino, e con l’Ufficio Dottorati, il cui supporto è stato fondamentale per la gestione degli aspetti organizzativi, istituzionali e logistici.
La prof.ssa Ilaria Capua ha attraversato ambiti molto diversi nel corso della sua carriera: dalla virologia di laboratorio al framework Circular Health, un modello che ripensa il rapporto tra salute umana, animale, vegetale e ambientale come sistema interdipendente, evoluzione del paradigma One Health. Si occupa di comunicazione scientifica pubblica e promuove il ruolo delle donne nelle STEM. «Proprio il fatto che abbia reinventato più volte il proprio percorso senza perdere rigore scientifico», dice Rocco, «rappresenta molto bene l’idea di una scienziata che non si è fermata a un solo campo».
Circular Health e ricerca di base: quanto sono lontane
Durante il seminario, la prof.ssa Capua ha presentato la Circular Health a una platea di dottorandi che lavorano, per la maggior parte, su problemi circoscritti. Rocco è consapevole di questa distanza. «Credo che il concetto di Circular Health rappresenti ancora qualcosa di piuttosto lontano dalla pratica quotidiana della ricerca, almeno per molti di noi dottorandi, sicuramente lo è per me», dice.
Il punto, però, è proprio questo. «Spesso il lavoro in laboratorio porta a focalizzarsi su una porzione molto ristretta del problema scientifico», osserva la dottoressa. «Ascoltare una visione più ampia e interdisciplinare è stato un invito a non perdere di vista il quadro generale. La Professoressa Capua ha ricordato quanto salute, ambiente, società e tecnologia siano ormai profondamente interconnessi. Sicuramente riflettere su questo tema influenzerà il modo in cui penso alla ricerca e al suo impatto.»
Cosa si impara organizzando un evento scientifico durante il dottorato
Coordinare un evento con un ospite internazionale può essere difficile dal punto di vista logistico. Richiede di presentare un’iniziativa a qualcuno che non ti conosce, gestire tempi e aspettative, risolvere problemi mentre l’evento è già in corso, lavorare in gruppo. La letteratura recente evidenzia come l’integrazione strutturata delle competenze trasversali nei programmi di dottorato sia in crescita, pur rimanendo eterogenea tra istituzioni. Studi internazionali (ad es. uno studio pubblicato su Higher Education Research & Development nel 2026) sottolineano come tali competenze migliorino significativamente l’occupabilità dei dottori di ricerca anche al di fuori dell’accademia. Lo sviluppo delle competenze trasversali è anche un tema fortemente sostenuto dall’Unione Europea, come dimostra il ResearchComp, che favorisce la mobilità intersettoriale supportando le competenze trasversali dei ricercatori.
UniSR è attiva da anni su questo fronte, anche tramite la partecipazione in partnership al progetto europeo PATTERN, che ha come obiettivo generale la promozione di pratiche inclusive e sostenibili nell'ambito della Scienza Aperta e della Ricerca e Innovazione Responsabile, attraverso lo sviluppo di programmi di formazione dedicati ai ricercatori e ricercatrici su otto principali competenze trasversali.
«Organizzare un evento significa avere la possibilità di interagire direttamente con persone di altissimo livello, ascoltare il loro percorso da vicino e capire anche il lato umano che spesso non emerge dagli articoli scientifici», racconta Rocco.
Nella relazione umana con personaggi di spicco, capita di scoprire anche qualcosa che va oltre le competenze: «Nel caso della professoressa Capua, sono rimasta molto colpita dalla sua disponibilità e dalla sua gentilezza. È una persona estremamente diretta ed efficiente, ma allo stesso tempo molto aperta al dialogo con gli e le studenti. Poter vivere un’interazione di questo tipo in prima persona è stato davvero motivante».
Seminari trasversali: un ecosistema più ampio
La PhD Invited Lecture della Prof.ssa Capua non è un caso isolato, ma parte di un più ampio ecosistema di attività trasversali promosse nel dottorato. Il 21 maggio, ad esempio, si è tenuto “Filters and Reality. Self-image across body, mind, and the digital gaze”, un seminario interdisciplinare ideato da dottorandi/e per dottorandi/e, dedicato al tema della rappresentazione di sé nell’era dei social media.
L’incontro ha riunito prospettive diverse:
- Marco Bernardi, psicologo della Fondazione Carolina;
- Martino Guiotto, chirurgo plastico presso l’Ospedale Regionale di Lugano;
- Guido Nosari De Danieli, artista.
Insieme hanno offerto uno sguardo integrato tra dimensione psicologica, clinica e visiva. Tra i temi affrontati ci sono identità, pressione estetica, visibilità digitale, cyberbullismo e vulnerabilità, con particolare attenzione al loro impatto nelle comunità accademiche e tra i più giovani. Iniziative di questo tipo mostrano come in UniSR i/le studenti di dottorato non siano solo i destinatari ma possano farsi promotori attivi di momenti formativi interdisciplinari.
Perché vale la pena acquisire competenze trasversali
Per il prossimo anno accademico, Alessandra Rocco vorrebbe ripetere l’esperienza. «Se qualcuno dovesse chiedermi perché vale la pena farlo, direi che un’esperienza di questo tipo arricchisce moltissimo, sia sul piano professionale sia su quello personale». Le competenze trasversali nel dottorato si costruiscono infatti attraverso una combinazione di formazione strutturata, iniziative istituzionali e partecipazione attiva degli e delle studenti.
Bibliografia
Meta-Research: The changing career paths of PhDs and postdocs trained at EMBL, Lu et al., 2023, eLife
PhD employability beyond academia: an analysis of industry skills emphasis through a cultural capital lens, 2026, Chen et al., Higher Education Research & Development
Promuovere la ricerca e l'innovazione aperta e responsabile: un anno del progetto europeo PATTERN, 2024, https://www.unisr.it/news/2024/1/1-promuovere-la-ricerca-e-innovazione-progetto-europeo-pattern
PATTERN, sito del Progetto: https://www.pattern-openresearch.eu/
ResearchComp: The European Competence Framework for Researchers, https://research-and-innovation.ec.europa.eu/jobs-research/researchcomp-european-competence-framework-researchers_en