
27 lug, 2026
La medicina d'urgenza è la seconda disciplina per numero di borse a bando in Italia, classificata dal Ministero tra le specializzazioni prioritarie per il sistema sanitario; eppure nel concorso nazionale 2025 il 45% dei posti è rimasto vacante. Su 976 contratti disponibili nelle 36 scuole italiane, 439 sono rimasti senza assegnatario. Nel 2024 la situazione è stata ancora più critica, con il 70% dei posti non assegnato.
Nel 2025, The Pitt, la serie HBO ambientata in un pronto soccorso di Pittsburgh, ha vinto cinque Emmy, tra cui Miglior Serie Drammatica. Ha convinto la comunità medica per una ragione specifica: tra i medical drama degli ultimi anni, è quello che mostra la medicina d'urgenza con il maggiore grado di accuratezza, raccontando nei particolari i protocolli di triage, mostrando quanto siano importanti le decisioni in tempo reale e denunciando la carenza di organico e la delicata relazione con i pazienti più difficili.
The Pitt ha avuto un merito che va oltre i premi: ha mostrato cosa significa, concretamente, fare il medico d'urgenza, l'unico specialista che parte sempre dal sintomo, perché di solito non c’è una diagnosi. Ogni turno è una sequenza di quadri clinici da costruire da zero, su pazienti di qualsiasi età e condizione, con risorse limitate e tempi stretti.
Il formato della serie è il suo elemento più radicale: ogni episodio copre un'ora reale di un singolo turno da 15 ore, senza salti temporali, con una colonna sonora quasi impercettibile e piani sequenza lunghi, su un set a 360 gradi, con un montaggio costruito per dare la sensazione di continuità. Lo spettatore non guarda il pronto soccorso dall'esterno, lo vive insieme al personale.
L'accuratezza, però, va oltre l'estetica. I dialoghi tecnici sono scritti con la consulenza di medici reali, tra cui Joe Sachs, urgentista ed ex membro del team di ER, e si vede. Le procedure sono corrette, il ritmo decisionale è quello giusto, il modo in cui i medici ragionano sotto pressione è riconoscibile da chiunque lavori in un pronto soccorso. È per questo che la comunità medica l'ha accolta sentendola “propria”.
Per questa stessa ragione l’Hollywood Health & Society, il programma del Norman Lear Center attivo da oltre vent'anni sul rapporto tra fiction televisiva e comportamenti di salute pubblica, ha assegnato alla serie il Culture of Health Award. «Il successo di The Pitt», ha dichiarato Erica Rosenthal, direttrice della ricerca del centro, «dimostra che le storie possono dare priorità all'accuratezza, evidenziare sfide sistemiche attraverso personaggi autentici e ispirare azioni concrete, senza sacrificare il valore dell'intrattenimento».
C'è però una cosa che la serie non mostra: il percorso che porta a diventare quel medico. Cinque anni di specializzazione in reparti e contesti molto diversi tra loro. Quella velocità decisionale che sullo schermo sembra istintiva può essere acquisita solo con la pratica.
Quasi ogni specializzazione medica ha un perimetro d’azione: un organo, un apparato, una fascia d'età. La medicina d'urgenza no. L'urgentista costruisce il quadro clinico da zero su chiunque si presenti, in qualsiasi condizione, senza poter rimandare. Il suo compito principale non è curare nel senso tradizionale, ma stabilizzare, inquadrare e avviare il percorso di trattamento.
Si parla di time-critical care, ovvero gestione delle patologie tempo-dipendenti, per le quali ogni minuto tra l'esordio dei sintomi e il trattamento conta in termini di esito clinico. Un infarto miocardico acuto, un ictus ischemico, una sepsi: il trattamento precoce cambia la prognosi in modo misurabile. Il medico d'urgenza esegue o supervisiona il triage, conduce l'anamnesi rapida, richiede e interpreta esami in tempo reale, esegue procedure invasive come intubazione, accesso vascolare centrale ed ecografia Point-of-Care (POCUS), e ovviamente si coordina con gli specialisti per definire il percorso di cura del paziente.
Oltre al pronto soccorso, il medico di emergenza-urgenza lavora nell'emergenza territoriale (ambulanza medicalizzata, elisoccorso, 118, gestione delle maxiemergenze) uno spettro operativo che The Pitt mostra solo in parte, essendo ambientata interamente in ospedale.
Alla specializzazione si accede tramite il concorso nazionale Scuole di Specializzazione in Medicina (SSM): un'unica prova per tutti i candidati italiani, con una graduatoria nazionale. Chi ha un punteggio maggiore sceglie per primo la combinazione di specializzazione e sede. Chi sceglie medicina d’urgenza, visto che quasi la metà dei posti ogni anno rimane non assegnata, accede quasi in automatico, di solito nella sede preferita.
Il percorso prevede la certificazione progressiva di competenze procedurali come rianimazione cardiopolmonare avanzata, controllo delle vie aeree e intubazione orotracheale, accesso vascolare centrale ed ecografia al letto del paziente. Ogni procedura ha un numero minimo di esecuzioni certificate richieste prima della conclusione.
Guardare The Pitt mentre si studia per diventare medico di pronto soccorso, raccontano molti urgentisti, è un'esperienza diversa rispetto a quella che vivono coloro che non conoscono il mestiere. Si riconoscono le procedure, si giudicano le decisioni cliniche, si nota quando qualcosa è esatto e quando è semplificato per il grande pubblico. La serie smette di essere intrattenimento e diventa quasi un insieme di casi clinici da discutere.
La Scuola di Specializzazione in Medicina d'Emergenza-Urgenza di UniSR è diretta dalla Prof.ssa Paola Angela Maria Maffi. La sede è l'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, Centro di Emergenza ad Alta Specialità (EAS) con oltre 170 accessi al giorno al pronto soccorso.
La formazione include una componente che distingue questa scuola da molte altre: parallelamente alla pratica clinica quotidiana in affiancamento agli specialisti del Pronto Soccorso, gli specializzandi si esercitano al Simulation Lab di UniSR su scenari di emergenza, facendo pratica delle manovre che dovranno poi eseguire sui pazienti: gestione delle vie aeree e della ventilazione non invasiva, posizionamento di accessi vascolari centrali e drenaggi percutanei, rianimazione cardiaca, piccoli interventi chirurgici di primo livello come la sutura di ferite superficiali. Questa didattica in simulazione si traduce in un approccio pratico, che permette allo specializzando di acquisire progressivamente autonomia con ampi margini di sicurezza.
La formazione include anche una componente territoriale, nell'ambito del Programma AREU – Regione Lombardia: gli specializzandi effettuano tirocini alla centrale operativa regionale del 118 (SOREU), alla Centrale Medica Integrata e sulle ambulanze medicalizzate (Mezzo di Soccorso Avanzato). È la parte del percorso che porta il futuro urgentista fuori dall'ospedale, sul territorio.
La rete formativa comprende, oltre alla sede centrale dell'IRCCS Ospedale San Raffaele, anche strutture collegate come il Centro Cardiologico Monzino, l'Ospedale di Vizzolo Predabissi (ASST Melegnano Martesana) e i Policlinici San Marco e San Pietro nell'area bergamasca. Le rotazioni sono obbligatorie per legge. Sono inoltre previsti periodi di esperienza extra-rete presso il pronto soccorso dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, DEA di II livello di eccellenza in regione Lombardia e sede di trauma center anche per l'area pediatrica, e presso l'Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, il cui pronto soccorso rappresenta un modello avanzato dal punto di vista organizzativo e gestionale dell'emergenza. Le esperienze extra-rete al di fuori dell'Italia si sono svolte a Chicago, Londra e Parigi; per le missioni umanitarie, gli specializzandi hanno partecipato a progetti in Sierra Leone ed Etiopia con il CUAMM e a collaborazioni con Mediterranea Saving Humans.
I dati del concorso 2025 documentano un problema che si ripete ogni anno: su 976 posti disponibili per medicina d'urgenza, ne sono stati assegnati 537, lasciando scoperto il 45% delle borse nonostante i punteggi minimi di accesso siano tra i più bassi dell'intero concorso. Le ragioni documentate includono turni notturni e festivi, alta esposizione a situazioni critiche, rischio medico-legale e il fenomeno del boarding, cioè la gestione di pazienti in attesa di un posto letto in reparto che snatura il lavoro dell'urgentista caricandolo di un ruolo improprio.
Tra il 2019 e il 2023, per tamponare la carenza cronica di organico, i pronto soccorso italiani hanno fatto ricorso a medici gettonisti per un costo complessivo di 1,7 miliardi di euro al sistema pubblico, senza risolvere il problema strutturale. Dal 2025-2026 il Ministero ha introdotto un incremento specifico della borsa per la medicina d'urgenza, circa 160-200 euro netti mensili aggiuntivi rispetto alla borsa standard.
The Pitt, con la sua seconda stagione in corso da gennaio 2026, ha portato queste tensioni sul grande schermo: il personale insufficiente, i problemi di bilancio, i pazienti che aspettano ore in corsia. Non è uno scenario solo americano. È la fotografia di un sistema sanitario sotto pressione che riguarda tutti i pronto soccorso europei, inclusi quelli italiani. La domanda di urgentisti non si esaurirà presto.
La medicina d'urgenza non è una specializzazione da scegliere per esclusione. Richiede una predisposizione precisa: alta tolleranza all'incertezza diagnostica, interesse per la clinica trasversale piuttosto che per la profondità della singola specializzazione, capacità di decidere sotto pressione in tempi brevi, propensione al lavoro in team in contesti ad alta intensità.
The Pitt può funzionare come primo filtro: non perché la fiction equivalga alla realtà, ma perché chi guarda la serie e trova, nel modo in cui quei medici ragionano sotto pressione, qualcosa che vorrebbe saper fare, ha già un'informazione utile su di sé. Il passo successivo è più concreto: confrontarsi con specializzandi e strutturati, fare una giornata di affiancamento, capire dall'interno se la specializzazione è quella giusta.
La Scuola di Specializzazione in Medicina d'Emergenza-Urgenza dura cinque anni. È accessibile tramite il concorso nazionale SSM (Scuole di Specializzazione in Medicina), una prova unica per tutti i candidati italiani: in base al punteggio ottenuto, ciascuno sceglie la combinazione di specializzazione e sede universitaria che preferisce.
In medicina i due termini non sono sinonimi. L'emergenza è una condizione con immediato pericolo di vita che richiede di intervenire nell'arco di pochi minuti. L'urgenza è una condizione che richiede trattamento rapido ma non immediato; quindi, il paziente può attendere un tempo limitato senza rischio di peggioramento grave. Il triage assegna a ogni paziente una priorità proprio sulla base di questa distinzione.
Il triage è il processo di valutazione e classificazione dei pazienti all'ingresso del pronto soccorso in base alla gravità clinica, non all'ordine di arrivo. In Italia viene svolto da personale infermieristico formato, sotto supervisione medica, secondo protocolli standardizzati. Ai pazienti viene assegnato un codice di priorità, dal rosso (pericolo di vita immediato) al bianco (situazione non urgente), che determina i tempi di accesso alla visita.
Il DEA, Dipartimento di Emergenza e Accettazione, è la struttura organizzativa che integra il pronto soccorso, la medicina d'urgenza e l'Osservazione Breve Intensiva (OBI) in un sistema coordinato. Esistono DEA di I livello e DEA di II livello, che dispongono delle discipline più complesse: cardiochirurgia, neurochirurgia, chirurgia vascolare, rianimazione pediatrica e neonatale. L'IRCCS Ospedale San Raffaele è classificato come Centro di Emergenza ad Alta Specialità (EAS), la categoria più alta del sistema.
POCUS sta per Point-of-Care Ultrasound, ovvero ecografia eseguita direttamente al letto del paziente dall'urgentista, in tempo reale. Permette di ridurre i tempi diagnostici ed evitare esami più invasivi. È utile in caso di trauma addominale con sospetta emorragia interna, shock di origine incerta, dolore toracico acuto e dispnea. È oggi considerata una competenza ordinaria del medico d'urgenza.
Spesso un’alta percentuale dei posti disponibili per medicina d'urgenza rimane non assegnata, e i punteggi minimi di accesso sono tra i più bassi dell'intero concorso. La difficoltà non è l'accesso, ma la scelta: la specializzazione richiede una predisposizione specifica al lavoro in condizioni di incertezza, pressione e alta variabilità dei casi clinici.
Grazie al contributo delle diverse componenti del team, il Servizio Marketing e Comunicazione UniSR cura le molteplici aree di comunicazione di Ateneo: scouting delle notizie, realizzazione di news, audio e video, organizzazione di eventi, gestione del sito web e social media istituzionali, redazione e pubblicazione di newsletter, supporto alle relazioni istituzionali. Il Servizio si relaziona con tutti i principali stakeholders (studenti, docenti, personale tecnico e amministrativo, comunità della ricerca, territorio) al fine di supportare e potenziale la comunicazione (interna ed esterna) delle iniziative relative a didattica, ricerca e terza missione.
Vai alla scheda dell'autoreLascia i tuoi dati per restare aggiornato su news ed eventi