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Perché scegliere Infermieristica oggi: 3 aspetti della professione da conoscere

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29 set, 2026

Perché diventare infermiere, oggi, in Italia? Lo abbiamo chiesto a Giulia Villa, ricercatrice in Scienze Infermieristiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, che da anni lavora nel settore e conosce questa carriera da prospettive diverse. La professione infermieristica, negli ultimi decenni, ha attraversato una profonda evoluzione. L’ingresso della formazione in ambito universitario e lo sviluppo della disciplina infermieristica hanno progressivamente ampliato gli ambiti di attività, dalla pratica clinica alla ricerca, dalla formazione alla gestione e organizzazione dei servizi.

«Il lavoro dell'infermiere è molto bello» sottolinea Giulia Villa «è fatto di vicinanza quotidiana con le persone, che accompagniamo passo-passo nel percorso di cura, con la massima attenzione non solo alle terapie, ma al loro benessere complessivo. Siamo in prima linea quando si parla di far stare bene gli altri, ascoltarli, accogliere le loro difficoltà». Lo abbiamo raccontato anche in altre occasioni, sulle pagine di questo blog, con l’articolo L'arte dello stare accanto. È importante sapere, però, che in tutto il mondo si registra un calo di attrattività della professione, nonostante la sua grandissima importanza sociale. Cerchiamo di capire perché e di riscoprire la bellezza del lavoro di cura.

 

La crisi di attrattività della professione infermieristica è globale

«È un problema globale, che riguarda tutto il mondo e coinvolge anche paesi come il Canada e il Regno Unito, dove gli infermieri sono sempre stati tenuti in grande considerazione», sottolinea Giulia Villa. Il primo Rapporto sulle Professioni Infermieristiche di FNOPI, pubblicato nel 2025, parla di una carenza ormai strutturale: nel nostro paese mancano almeno 65 mila infermieri. Il motivo è semplice: l'Italia ha circa 6,5-7,8 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 8,4.

Il problema però non è circoscritto ai confini nazionali, come dice Villa. A livello globale gli infermieri sono passati da 27,9 milioni nel 2018 a 29,8 milioni nel 2023, e cresceranno fino a 36 milioni entro il 2030, riducendo la carenza mondiale da 5,8 a 4,1 milioni di unità. Un miglioramento reale, ma diseguale: il grosso del divario resterà concentrato in Africa e nel Mediterraneo orientale.

Il Canada aveva oltre 28mila posizioni vacanti per infermieri già nel primo trimestre del 2023, il 24% in più rispetto all'anno precedente, con proiezioni che parlano di 117.600 infermieri mancanti entro il 2030 se il trend non cambia. In Inghilterra, a marzo 2025 il NHS contava 25.632 posti vacanti nel personale infermieristico registrato, un tasso del 6%. «Due paesi dove l'infermiere gode di uno status sociale che in Italia va ancora costruito e riconosciuto, eppure la fatica di trattenere personale è la stessa. Anche la professione medica soffre di problemi simili», aggiunge Villa. «Il sistema sanitario, è in sofferenza da vent'anni, e la fatica di lavorare su alcune criticità non riguarda una sola generazione di professionisti».

Strategie per risolvere un problema condiviso

Aumentare il numero di professionisti formati, non sarebbe sufficiente. Le indicazioni internazionali sottolineano la necessità di intervenire contemporaneamente sulla capacità formativa, sulle opportunità occupazionali, sulle condizioni di lavoro, sullo sviluppo professionale e sulla capacità delle organizzazioni sanitarie di attrarre e trattenere gli infermieri. «È anche importante valorizzare le caratteristiche di ogni aspetto della carriera di un infermiere, e promuovere la collaborazione tra chi fa ricerca, chi lavora nella clinica e chi invece si occupa di formazione e management. Il contesto in cui si lavora può fare la differenza e riuscire a trattenere i talenti evitando che i laureati abbandonino la clinica» commenta Villa.

 

1. L’organizzazione su turni offre maggiore flessibilità

«Ci sono degli aspetti positivi concreti nell’organizzazione del lavoro di un infermiere clinico, che spesso non vengono compresi dall’esterno», racconta Villa parlando del lavoro su turni. L'IRCCS Ospedale San Raffaele, ha scelto qualche anno fa di adottare il turno da 12 ore. È una decisione che ha cambiato l'equilibrio tra lavoro e vita privata. «Molti colleghi e colleghe sottolineano quanto questa scelta sia stata vantaggiosa, perché il turno da 12 ore, pur occupando l’intera giornata, si ripete solo per 12 o 13 giorni ogni mese». Questo si traduce in più giorni liberi, e una gestione più semplice della vita privata. La professione, ricorda Villa, è oggi prevalentemente femminile, e questo pesa sul carico familiare: la scelta del turno lungo, controintuitiva a prima vista, può essere invece un vantaggio.

 

2. La laurea non è un ostacolo in più da superare

Laurearsi per diventare infermiere non significa dover affrontare spese e anni di studio poco utili, tutt’altro. Lo studio internazionale RN4CAST ha dimostrato che una maggiore presenza di infermieri laureati riduce la mortalità ospedaliera: ogni aumento del 10% nella quota di infermieri laureati si associa a una riduzione del 7% del rischio di morte. Altre ricerche collegano una quota più alta di infermieri laureati a un minor numero di lesioni da pressione e di altri eventi avversi.Uno dei valori più concreti della riforma della professione, inoltre, riguarda le possibilità di formazione specialistica. La laurea magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche, spiega Villa, «fornisce una preparazione generale nell'ambito organizzativo, formativo e di ricerca e chi la completa può lavorare in unità operativa, ma anche nella formazione di nuovi colleghi, nell'organizzazione dei servizi sanitari o, come ho fatto io, nella ricerca, con maggiore consapevolezza e capacità». È una versatilità che poche lauree offrono, e che negli ultimi anni si è ampliata ulteriormente. Accanto al percorso generalista sono nate tre nuove lauree magistrali specialistiche, pensate per chi vuole restare in ambito clinico lavorando in emergenza-urgenza, nelle cure materno-infantili oppure in ambito territoriale. Per chi è incuriosito dallo sbocco di carriera nella ricerca, qui raccontiamo il percorso per diventare infermiere ricercatore e il modello di ricerca partecipativa sperimentato in UniSR.

 

3. Durante la formazione, i tutor fanno la differenza

«Quello degli infermieri e delle infermiere è un lavoro corale, che coinvolge aspetti diversi della professione: chi fa ricerca porta alla comunità scientifica, e poi alla popolazione, l'impatto della disciplina sulle persone e i professionisti; chi fa formazione dà alle nuove generazioni le competenze e gli strumenti per affrontare il lavoro, anche nelle sue difficoltà; chi dirige le organizzazioni sanitarie si impegna per renderle più sostenibili per coloro che le vivono ogni giorno».

Come scegliere l’università per diventare infermieri e infermiere? «Una delle caratteristiche che rende l’Università Vita-Salute tra i migliori atenei in Italia è il sistema tutoriale rivolto agli studenti. Durante il tirocinio, ogni studente è affiancato da un infermiere dell’unità operativa che lo segue nella pratica quotidiana. A questo supporto si aggiunge il tutor universitario che grazie al confronto con i colleghi in reparto garantisce la coerenza tra quanto viene spiegato in aula e quanto viene applicato concretamente nel tirocinio. Questo sistema permette di accompagnare lo studente lungo tutto il percorso formativo e di individuare tempestivamente eventuali difficoltà, contribuendo anche al momento di passaggio alla professione. A questo si aggiungono i servizi trasversali dell'ateneo, aperti a tutti gli studenti, come il counseling psicologico».

Costruire fin dagli anni degli studi gli strumenti per affrontare le difficoltà della professione è il modo migliore per consentire alle infermiere e agli infermieri di domani di lavorare nel modo migliore possibile.

 

Scritto da

Team Comunicazione UniSR
Team Comunicazione UniSR

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