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Specializzazione in malattie infettive: in UniSR si fa ricerca fin dal primo anno

Corsi e Professioni

24 lug, 2026

La scuola di Specializzazione in Malattie Infettive dell'Università Vita-Salute San Raffaele si fonda su un principio cardine: dare la possibilità a tutti gli specializzandi di fare ricerca fin dal primo anno, con il supporto di un tutor accademico in rapporto uno a uno. L'Unità di Malattie Infettive dell'IRCCS Ospedale San Raffaele segue 5000 pazienti con infezione da HIV: è il punto di partenza di un percorso clinico che si allarga poi su fronti molto diversi tra loro, dalle urgenze infettivologiche alla formazione in contesti internazionali prestigiosi. Ne abbiamo parlato con la Prof.ssa Antonella Castagna, Direttrice della Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive e Tropicali UniSR.

 

Come funziona la ricerca nella specializzazione in malattie infettive

Fin dai primi mesi della specializzazione, ogni iscritto lavora fianco a fianco con un professionista esperto, che lo segue nel tempo e lo introduce progressivamente nell'attività di ricerca. Il tutor accompagna le e gli specializzandi nella scrittura del primo abstract e poi del primo manoscritto: con il tempo, chi si sta specializzando arriva a dare un contributo significativo alla letteratura internazionale. «Io insisto molto perché i ragazzi giovani arrivino a scrivere il loro primo abstract», dice la Prof.ssa Castagna. «Al termine della specialità vogliamo che abbiano già un piccolo curriculum di pubblicazioni, una carta vincente per aprire prospettive di lavoro interessanti».

Uno degli ex specializzandi della scuola, oggi medico, Tommaso Clemente, è primo autore di un position paper pubblicato su The Lancet HIV sul tema della low level viremia nell'infezione da HIV: la persistenza di basse concentrazioni virali nel sangue nonostante la terapia. «Sono molto contenta del risultato che ha ottenuto, anche perché è esemplificativo del nostro metodo», commenta la Prof.ssa Castagna. A riconoscere formalmente l’impegno degli specializzandi e delle specializzande c’è anche il Premio Myriam Maillard, assegnato ogni anno il 1° dicembre, Giornata Mondiale contro l'AIDS, al miglior abstract internazionale a primo nome di uno specializzando della scuola.

 

Cosa si studia nella scuola di specializzazione in malattie infettive UniSR

Il primo anno è dedicato alle degenze e al day hospital, per costruire le fondamenta della clinica infettivologica. Dal secondo anno il percorso si articola su più fronti. Come abbiamo anticipato, i 5000 pazienti con infezione da HIV in cura presso Ospedale San Raffaele rappresentano un’importante opportunità formativa. Contemporaneamente, gli specializzandi affiancano i medici strutturati nelle consulenze agli altri reparti, che sono circa 5000 ogni anno, tra i numeri più alti in Italia per singolo centro. In UniSR l'infettivologo entra in chirurgia, in oncologia, in terapia intensiva, per impostare le terapie antibiotiche e ragionare sull'appropriatezza prescrittiva assieme ai colleghi. Il percorso include anche il pronto soccorso e la medicina d'urgenza: «per un infettivologo è fondamentale saper gestire le emergenze: la malaria, la sepsi, la meningite», spiega la Prof.ssa Castagna.

Tra le strutture dove lavorano le e gli specializzandi c’è poi Villa Marelli, centro di riferimento per la tubercolosi, e tutti fanno un'esperienza in vulnologia presso il San Gerardo di Monza, andando così a completare la preparazione sulle infezioni cutanee complesse.

Tra i momenti di formazione più interessanti in ottica di crescita professionale ci sono anche i sei mesi che le e i giovani medici trascorrono presso l'Unità di Malattie Infettive di Lecco. «È un contesto diverso da quello di un grande centro di ricerca: qui lo specializzando impara a gestire tutto ciò che arriva quotidianamente in un bacino d'utenza provinciale vasto. Mentre in OSR la complessità è maggiore, a Lecco devono fronteggiare in prima persona i casi in arrivo, ed è importante fare esperienza in un ambiente meno strutturato» commenta la Prof.ssa Castagna. A completare il quadro c’è un'esperienza con la pediatria del Polo di Bergamo del Gruppo San Donato, utile per acquisire familiarità con le malattie infettive tipiche dell’età evolutiva.

Ogni mercoledì pomeriggio è riservato alla formazione scientifica, tra seminari e lezioni frontali di specializzazione. Durante questi incontri professoresse e professori si aprono al confronto diretto con gli specializzandi, per accogliere i loro feedback sul percorso.

 

L’anno di formazione all'estero

Tutti gli specializzandi che lo desiderano possono trascorrere il terzo anno di formazione all'estero, come opzione strutturata e supportata da UniSR. «È un'esperienza che apre davvero la mente», spiega la Prof.ssa Castagna, «e la scuola la sostiene attivamente, perché poi la persona che va all'estero porta competenze nuove e utili al Campus San Raffaele.»

Le destinazioni sono molto varie. Scegliere di trascorrere sei mesi in Uganda oppure sei mesi a Londra significa partecipare ad esperienze radicalmente diverse, ma formative in modo complementare: nel primo caso si impara a lavorare con risorse limitate e patologie endemiche tropicali, nell'altro si entra in contatto con sistemi sanitari avanzati e reti di ricerca internazionali. Il ritorno non è solo individuale. Ogni specializzando che rientra dall'estero porta con sé prospettive, contatti e competenze che arricchiscono l'intera Scuola.

 

Le competenze richieste all'infettivologo del futuro

Il Covid ha reso evidente il ruolo dell'infettivologo nella risposta alle crisi sanitarie su larga scala. Lo scenario non si esaurisce però con i coronavirus: ebola, hantavirus e altri virus emergenti fanno parte del profilo di rischio che ogni infettivologo deve saper affrontare. «Dobbiamo essere allenati su più fronti, pronti a dare risposte diverse e articolate – sottolinea la Prof.ssa Castagna – Cresce, in parallelo, il ruolo di consulente in antimicrobial stewardship: il medico che, nei reparti, imposta le terapie antibiotiche, antivirali e antifungine e promuove un uso razionale degli antibiotici. È una funzione già consolidata in molti paesi europei, e anche il sistema sanitario italiano si sta progressivamente orientando in questa direzione». La resistenza antimicrobica, la capacità dei microrganismi di sopravvivere ai farmaci che dovrebbero eliminarli e accelerata dall'uso eccessivo o improprio degli antibiotici, resta uno dei rischi sanitari più discussi in letteratura.

«Le tecniche diagnostiche inoltre cambiano molto in fretta: l'infettivologo si troverà a costruire e interpretare algoritmi di intelligenza artificiale per supportare le decisioni cliniche», aggiunge la Prof.ssa Castagna. Chi entra in specializzazione oggi lavorerà in un contesto diagnostico radicalmente diverso da quello attuale.

 

Cambiamento climatico e malattie infettive emergenti

La Scuola di specializzazione in malattie infettive UniSR ha già inserito nel percorso di formazione il rapporto tra cambiamento climatico e malattie infettive, in un’ottica di attenzione alla salute globale: l'espansione degli areali della zanzara tigre, i casi autoctoni di dengue, chikungunya e West Nile, la variazione nella distribuzione dei serbatoi animali sono tutti temi da conoscere e studiare.

«La prima connessione tra cambiamento climatico e malattie infettive è stata fatta sul New England Journal of Medicine», racconta la Prof.ssa Castagna. Si trattava di un'epidemia a bordo di una nave da crociera in Alaska, nel 2005, causata da Vibrio parahaemolyticus: un batterio che aveva trovato nelle ostriche un serbatoio inedito a quella latitudine, reso possibile dall'innalzamento della temperatura dell'acqua (McLaughlin JB et al., N Engl J Med 2005;353:1463-1470). Quando cambiano le temperature, cambiano i serbatoi animali e i vettori, e di conseguenza si modifica l'epidemiologia.

Comprendere queste dinamiche, dalla distribuzione dei vettori ai meccanismi di trasmissione interspecie, è ormai parte integrante della formazione in malattie infettive. «Sicuramente il cambiamento climatico sarà molto intrecciato con le variazioni dell'epidemiologia delle malattie infettive e tema di studio per gli infettivologi del futuro», conclude la Prof.ssa Castagna.

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Team Comunicazione UniSR
Team Comunicazione UniSR

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