La borsa Marie Curie, nome completo Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA), è il principale strumento di finanziamento dell’Unione Europea per la mobilità dei ricercatori. Nel 2024, la call per le sole MSCA Postdoctoral Fellowships ha ricevuto 10.360 proposte da tutto il mondo, con un budget previsto per circa 1.700 progetti: su sei candidati, ne passa meno di uno.
Questi numeri sono il punto di partenza, piuttosto che un deterrente. Sapere cosa valuta la Commissione Europea, come si costruisce un progetto competitivo e quali errori evitare fa la differenza tra una domanda generica e una con le carte in regola per vincere.
Lo sanno bene Elena Brivio, Valeria Iannone, Gabriele Ordazzo e Mattia Zaghi, quattro Alumni di UniSR, tutti laureati in Biotecnologie nello stesso anno, oggi postdoc rispettivamente all'IGBMC di Strasburgo, all'Università della Finlandia Orientale, all'Institut de Myologie di Parigi e al Karolinska Institutet di Stoccolma. Tutti e quattro hanno vinto la borsa Marie Curie.
Cos'è la borsa Marie Curie e quanti tipi ne esistono
Le Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) sono finanziate dal programma Horizon Europe e supportano ricercatori in fasi diverse, dal dottorato al postdoc. Non esiste un'unica "borsa Marie Curie": esistono più strumenti, con requisiti, durate e logiche diverse. MSCA Postdoctoral Fellowships (MSCA-PF), il grant individuale più conosciuto, è rivolto a ricercatori che hanno già conseguito il dottorato. Finanzia periodi di ricerca di 1-2 anni presso un'istituzione ospitante in un paese europeo diverso da quello in cui si è vissuto nei 12 mesi che precedono la candidatura. È il grant a cui si sono candidati Brivio, Iannone, Ordazzo e Zaghi. Esiste anche una variante Global, che permette un periodo di ricerca fuori dall'Europa seguito dal rientro in un'istituzione europea.
MSCA Doctoral Networks (DN) è il programma di dottorato strutturato, che riunisce reti di università e centri di ricerca europei per formare dottorandi su temi condivisi. È su questo format che Valeria Iannone ha costruito il suo percorso di dottorato, all'interno di una rete di 15 dottorandi distribuiti tra diversi paesi europei. «Ogni sei mesi ci spostavamo per dieci giorni in una sede diversa, collaboravamo su paper comuni e facevamo ricerca insieme» commenta Valeria Iannone.
MSCA Staff Exchanges, invece, favorisce la mobilità di personale tra organizzazioni accademiche e non accademiche, incluse imprese private. Il punto di partenza per esplorare tutti questi bandi aperti è EURAXESS, la piattaforma europea per la mobilità dei ricercatori. La Dottoressa Brivio lo conferma: «EURAXESS è stato una grande risorsa per me. È lì che ho trovato la mia scuola di Dottorato».
Chi può candidarsi alla MSCA Postdoctoral Fellowship
Per le borse Marie Curie post dottorato i requisiti essenziali sono due. Il primo riguarda il titolo: bisogna aver conseguito il dottorato di ricerca, o essere in procinto di ottenerlo entro la data di candidatura. Il secondo riguarda la mobilità: non si può svolgere la fellowship nello stesso paese in cui si è vissuto per più di 12 mesi negli ultimi 3 anni prima della scadenza del bando.
Esiste anche un vincolo temporale che vale la pena verificare con attenzione: alcune call MSCA richiedono che dal conseguimento del dottorato non siano trascorsi più di otto anni. «Il timing è fondamentale. In alcuni paesi non si può avviare un postdoc dopo una certa soglia di anni dal PhD, o candidarsi a certi grant superata quella finestra. Per questo è necessario informarsi bene prima.» sottolinea Mattia Zaghi.
Come costruire un progetto competitivo: 5 consigli da chi ha vinto
Quando valuta le domande, la Commissione considera tre criteri con pesi diversi: Excellence (50%), Impact (30%) e Quality and efficiency of the implementation (20%). A partire dall'esperienza diretta dei quattro Alumni UniSR, ecco cinque consigli che nella pratica fanno la differenza, dalla scrittura della proposta alla scelta del laboratorio.
1. Trova il punto di incontro tra te e il laboratorio ospitante
Il progetto deve mettere in relazione l'esperienza del candidato con quella del laboratorio, ma il progetto deve chiarire in che modo l'esperienza del candidato si sposa con le attività del gruppo di ricerca. «Il progetto dovrebbe mettere in relazione l'esperienza personale del singolo con quella del laboratorio ospitante. È importante trovare il punto in cui le due cose si incontrano, che poi è il cuore del progetto» spiega Gabriele Ordazzo, oggi postdoc all'Institut de Myologie di Parigi.
2. Valorizza il tuo contributo specifico, non solo il lavoro del laboratorio
La Commissione vuole capire perché proprio quel ricercatore o ricercatrice, con le proprie specifiche competenze, potrebbe fare la differenza. Comprendere quali sono le sue caratteristiche uniche. «Bisogna enfatizzare il contributo entrando nel dettaglio. Cosa porta concretamente il ricercatore attraverso le proprie competenze?.Le generalizzazioni vanno evitate: la Commissione vuole sapere esattamente cosa porterebbe la nuova risorsa al laboratorio e il laboratorio al ricercatore, in modo specifico, non teorico» sottolinea Ordazzo.
3. Sii realistico sul piano di lavoro e non trascurare FAIR e gender dimension
Includere tecniche innovative rafforza la competitività della proposta, ma la MSCA-PF dura due anni, e se il piano è troppo ambizioso o sovraccarico può essere scartato. Due sezioni che i candidati tendono a sottovalutare, inoltre, sono la gender dimension e i principi FAIR. La prima richiede di spiegare se e come le variabili di sesso e genere sono rilevanti per la ricerca proposta; se non lo sono, va giustificato esplicitamente. I principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) riguardano invece la gestione dei dati: la proposta deve descrivere come i dati prodotti verranno resi ricercabili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili. Non sono formalità: la Commissione valuta questi elementi nell'ambito del criterio Excellence.
4. Scegli il laboratorio ospitante con cura e visitalo prima di decidere
Per la MSCA-PF il progetto viene sviluppato insieme al supervisore ospitante, che firma la domanda e ne è corresponsabile. Elena Brivio ha cambiato campo scientifico tra il master e il dottorato, passando dallo studio della sindrome di Rett alla neurobiologia dello stress, e racconta come ha affrontato la selezione in questa condizione di incertezza: «Non ero sicura di quale direzione prendere. Ho scelto di concentrarmi sulla scuola di dottorato, più che sul singolo laboratorio. Cercavo un contesto che avesse una forte focalizzazione in neurobiologia e psichiatria e che mi garantisse stabilità: il finanziamento per l'intera durata del progetto, un Principal Investigator presente, un gruppo di colleghi con cui parlare.» Per questo, consiglia di visitare il laboratorio prima di accettare qualsiasi offerta, parlare con gli altri dottorandi o postdoc in assenza del responsabile scientifico, e valutare se la città è un luogo dove si è davvero disposti a vivere. «Monaco mi piaceva come città. Me la ero immaginata. Quando ho detto "vado a Monaco", ci vivevo già nella testa» racconta Brivio.
5. Pianifica i secondment e fai revisionare il progetto da più prospettive
I secondment, periodi di ricerca presso istituzioni partner diverse dall'ospitante principale, vanno inclusi nel piano con una logica precisa.La Commissione valuta, infatti, la qualità delle partnership, non il semplice fatto che siano citate. Valeria Iannone li ha vissuti sia durante il dottorato ITN (Innovative Training Network) sia durante il postdoc, attraverso una borsa Erasmus Plus mobilità. Una volta strutturato il progetto, inoltre, vale sempre la pena sottoporlo a più occhi critici: «Far leggere il progetto a più persone con prospettive diverse porta sempre contributi preziosi. Uno sguardo esterno vale quanto la competenza tecnica» conclude Ordazzo.
Come leggere un rifiuto
Uno dei contributi più interessanti che i quattro Alumni hanno portato al seminario riguarda i fallimenti più che le strategie vincenti. In un campo in cui i CV mostrano solo i risultati, sentire parlare di rifiuti con trasparenza è un valore aggiunto. Elena Brivio ha fatto domanda a diversi programmi di dottorato prima di ricevere un’offerta. Valeria Iannone racconta un’esperienza simile: «Ho fatto domanda due volte per la FRM - la borsa postdottorale della Fondation pour la Recherche Médicale - uno dei principali finanziamenti indipendenti per ricercatori in Francia. La prima volta sono arrivata al colloquio, la seconda non ho neanche superato la preselezione. Poi ho vinto la borsa Marie Curie. Ci sono molti fattori che non sono sotto il controllo della ricercatrice o del ricercatore.»
Tutti e quattro i vincitori del grant Marie Curie sottolineano quanto la fortuna e le circostanze abbiano un ruolo. «Quell’anno per le Marie Curie c’erano 17.000 domande (era il 2023). Non riuscivo a crederci quando ho saputo di averla ottenuta.» sottolinea la dottoressa Iannone. La perseveranza che emerge da queste storie è tra i fattori più importanti per il successo. Continuare a mandare richieste, anche dopo aver ricevuto dei no, riconoscere i propri punti di forza persino quando un progetto non funziona è molto importante per ottenere dei risultati. Bisogna capire se c’è qualcosa da migliorare nel proprio lavoro o se il rifiuto dipende solo dalle circostanze.
Da dove iniziare: i passi concreti per candidarsi
Per chi sta completando il dottorato o lo ha appena concluso, il percorso è quello dei sei step ufficiali MSCA. La piattaforma EURAXESS è il primo posto dove guardare: raccoglie sia i bandi aperti sia le offerte di ospitalità (hosting offers) delle istituzioni che cercano attivamente ricercatori. Una volta individuati i laboratori con una compatibilità scientifica reale, il passo successivo è quello di costruire il rapporto con il supervisore, prima ancora di scrivere la prima riga del progetto: la qualità della collaborazione emergerà poi nella proposta.
Per la scrittura, la sezione sul trasferimento di conoscenza (cosa si porta al laboratorio, cosa si avrà la possibilità di apprendere e acquisire) è quella che distingue più spesso le candidature deboli da quelle forti. Vale la pena far leggere le bozze a persone con background diversi, incluso l’ufficio grant dell’istituzione e i National Contact Points MSCA del proprio paese. Un ultimo punto da non rimandare: verificare i requisiti di eleggibilità con anticipo.