Scegliere una carriera in immunologia significa abbracciare una disciplina in continua evoluzione. Nuove malattie vengono descritte, quelle già note vengono riclassificate, e il panorama terapeutico, dagli anticorpi monoclonali agli inibitori delle citochine e alle terapie cellulari adottive come le CAR-T, si espande a un ritmo che rende la specialità allo stesso tempo impegnativa, competitiva e stimolante. Per i medici in formazione che cercano la propria direzione, la domanda più importante è: come si costruisce una base di conoscenze tanto solida da reggere qualunque direzione prenderà il campo?
Per il dottor Giulio Cavalli, la risposta non è una sola. Il suo percorso lo dimostra: laurea in medicina e specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica in UniSR, poi un dottorato di ricerca nei Paesi Bassi, un postdoc in Colorado, il ritorno al Campus San Raffaele come medico-ricercatore e principal investigator, e infine il ruolo senior in medicina traslazionale nell’industria farmaceutica. Una traiettoria che mappa ciò che una carriera in immunologia può diventare, quando si segue la curiosità.
Abbiamo intervistato Cavalli in occasione di «From Discovery to Impact», l’Early Spring Meeting organizzato da UniSR in collaborazione con l’Università di Utrecht e l’Eureka Institute for Translational Medicine.
Perché l’immunologia clinica è una delle specialità più dinamiche della medicina
Per Cavalli, la scelta della specializzazione non è stata puramente strategica, è cresciuta attraverso il confronto diretto con la materia e il lavoro quotidiano. «Penso che l’immunologia rimanga uno dei campi più intellettualmente stimolanti della medicina», dice. «È un’area in cui la ricerca è in costante evoluzione, nuovi farmaci vengono continuamente sviluppati e nuove malattie vengono affrontate grazie a trattamenti personalizzati sempre più efficaci.»
Parte di ciò che rende l’immunologia clinica una materia così vasta, complessa e sfidante, è che il sistema immunitario non rispetta i «confini» degli organi. Interagisce con ogni parte del corpo umano. Ciò significa che non esistono condizioni mediche che siano completamente indipendenti dal sistema immunitario, neppure le malattie che riguardano il cervello, contrariamente a quanto si pensava fino a pochi anni fa. Per i medici attratti dalla complessità, questo non è un problema. È esattamente il punto di forza della specializzazione.
Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica, quali percorsi di carriera?
La scuola di specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica è un percorso quadriennale che copre la fisiologia e la patologia del sistema immunitario, le tecniche diagnostiche avanzate e le terapie immunologiche e farmacologiche più aggiornate. Ciò che distingue questo tipo di formazione in UniSR, però, riguarda il contesto, piuttosto che i contenuti. Difatti, i medici in formazione lavorano all’interno dello stesso ambiente in cui si svolge la ricerca clinica.
Tra corsia e laboratorio
Le domande che emergono in corsia di fronte a una patologia difficile da diagnosticare o da trattare possono diventare un’ipotesi di ricerca. I risultati dal laboratorio possono influenzare le decisioni cliniche. Questo dialogo continuo tra cura della persona e indagine scientifica costituisce le fondamenta degli insegnamenti medici, ma anche filosofici e psicologici, in Università Vita-Salute San Raffaele. Ed è una competenza che, come racconta Cavalli, si rivela preziosa ben oltre la specializzazione. «In UniSR ho avuto il privilegio di formarmi con medici e scienziati straordinari che lavorano sul sistema immunitario, che è diventato poi la mia principale passione scientifica», ricorda.
Competenze che durano nel tempo
Imparare a orientarsi tra pratica clinica e ricerca significa anche imparare a gestire una complessità che non si risolve in tempi certi. Le diagnosi in medicina, inclusa l’immunologia, sono spesso incerte all’inizio, le risposte ai trattamenti variabili, i meccanismi biologici ancora in fase di mappatura. Sviluppare la capacità di lavorare con rigore in questo tipo di incertezza è probabilmente la competenza più trasferibile che una specializzazione in immunologia clinica possa offrire, indipendentemente dalla direzione professionale che si sceglierà.
Fare ricerca dopo la specializzazione
Dopo aver completato la specializzazione, Cavalli non è entrato subito nel mondo dell’industria farmaceutica e della medicina traslazionale. Prima si è dedicato alla ricerca clinica. Un dottorato all’Università di Radboud nei Paesi Bassi, e poi un postdoc all’Università del Colorado, gli hanno fornito gli strumenti per formulare domande originali e sviluppare l’autonomia scientifica che i ruoli traslazionali senior in ambito farmaceutico richiedono.
Tornato a San Raffaele, ha lavorato contemporaneamente come medico clinico e come principal investigator alla guida di un proprio gruppo di ricerca: una combinazione che definisce il profilo del medico-ricercatore, sempre più ricercato dal mercato del lavoro, sia in ambito accademico che industriale.
Una scoperta scientifica che ha aperto nuove direzioni terapeutiche
Tra i suoi contributi più significativi c’è l’identificazione del meccanismo alla base del rilascio massivo di citochine nella malattia di Erdheim-Chester, una condizione infiammatoria rara e complessa. In particolare, Cavalli e colleghi hanno dimostrato che l’attivazione disfunzionale, guidata da una mutazione oncogenica, dell’immunità addestrata nei macrofagi sostiene la produzione di citochine pro-infiammatorie. Questo lavoro ha aperto nuove direzioni per il trattamento mirato della malattia, ed è un esempio di come un’osservazione clinica possa tradursi in una scoperta con implicazioni terapeutiche concrete.
È proprio all’interno di questa continuità tra clinica e ricerca che si inseriscono anche le opportunità lavorative nell’industria farmaceutica, quando l’obiettivo è di trasferire i farmaci candidati dalla fase preclinica alle prime sperimentazioni cliniche.
Carriere in immunologia: cosa considerare prima di scegliere il percorso
L’immunologia prevede molteplici possibilità di percorsi professionali. Accoglie i medici che preferiscono restare «vicini» ai pazienti, i ricercatori che vogliono lavorare a livello molecolare e cellulare e i professionisti che desiderano contribuire a progettare le terapie che raggiungeranno gli ospedali.
Vale la pena tenere a mente alcune cose nella scelta del percorso per entrare in questo campo. L’esposizione precoce alla pratica clinica e alla ricerca, anche prima di sapere quale direzione lavorativa si prenderà, costruisce una base difficile da acquisire in seguito. L’esperienza internazionale, che si tratti di un dottorato, di una fellowship o di una collaborazione scientifica, è molto importante dal punto di vista formativo e curricolare. Mentre rimanere genuinamente curiosi in un campo che viene ancora scritto, anno dopo anno, è probabilmente l'aspetto più importante.
Per i medici che stanno considerando una specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica, il programma di UniSR offre il tipo di formazione integrata che Cavalli descrive come fondamentale: pratica clinica e ricerca biomedica che procedono in parallelo, all’interno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele — unico membro italiano della European University Hospital Alliance (EUHA), la quale riunisce undici tra i principali ospedali universitari e di ricerca in Europa. Un programma pensato non solo per formare clinici competenti, ma per preparare medici in grado di contribuire all’avanzamento dell’immunologia, indipendentemente dalla direzione che sceglieranno di prendere.