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Comunicare col tatto: breve storia della scrittura Braille

Curiosiscienza

30 dic, 2020

In occasione del 4 gennaio, data di nascita di Louis Braille, si celebra la Giornata Mondiale dell’alfabeto Braille: un sistema che ha cambiato completamente il modo di vivere di migliaia di persone con disabilità visiva, consentendo loro di scrivere, leggere e comunicare per iscritto.

Il Braille è un sistema di scrittura e lettura per non vedenti messo a punto dal francese Louis Braille nella prima metà del XIX secolo, basato sulla combinazione di sei punti in rilievo e percepibili al tatto: molteplici possibili combinazioni, che possono corrispondere a lettere dell’alfabeto, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, informatici, musicali e chimici.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo vi sia almeno 1 miliardo di persone con problemi visivi, di cui 36 milioni affette da cecità totale.

Per le persone non vedenti, l’utilizzo del Braille è condizione imprescindibile di una piena autonomia e di una integrazione efficace nel tessuto sociale, culturale, lavorativo, scolastico. In quest’articolo riportiamo la storia e qualche curiosità su un sistema che, a due secoli dalla sua nascita, mantiene ancora intatta la propria validità e universalità.

Codice Braille

La scrittura Braille è talmente versatile da essere stata impiegata nell’utilizzo di mattoncini Lego, orologi da polso, Monopoli e innumerevoli altri giochi e innovazioni. In questa immagine, un cubo di Rubik per non vedenti; su ogni quadrato è riportato il colore in alfabeto Braille.

Prima del Braille

Louis Braille nacque a Coupvray, un paesino non lontano da Parigi, il 4 gennaio del 1809. A soli tre anni, nell’officina del padre, un sellaio, si infortunò all’occhio sinistro; a causa dell’estendersi dell’infezione perse la vista anche all’occhio destro, diventando completamente cieco.

A 10 anni il piccolo Louis entrò a far parte dell’Istituto dei Ciechi di Parigi, uno dei primi istituti al mondo per non vedenti. Qui i ragazzi non vedenti sviluppavano quelle abilità pratiche (ad esempio la costruzione di sedie e calzature) che avrebbero consentito loro di trovare un impiego. 

Contemporaneamente, ai ragazzi presenti nell’Istituto veniva insegnato a leggere con il metodo Haüy (dal nome del fondatore dell’Istituto): l’approccio consisteva nel leggere, sfruttando il tatto, delle lettere stampate a tratto continuo, ottenute pressando un filo di rame su un lato della carta per formare un rilievo sull’altro.

 

 

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Un suggerimento dal fronte bellico

Durante le campagne belliche, Charles Barbier de La Serre, ex capitano dell’Armata Francese, aveva inventato la “scrittura notturna, un sistema per consentire ai soldati di comunicare anche di notte ed in assenza di illuminazione. Questo tipo di scrittura era basato su un codice tattile che riproduceva le parole in base ai suoni utilizzando un sistema di dodici punti in rilievo, tra loro combinati.

Nel 1821 Barbier pensò di far testare la sua invenzione agli allievi dell’Istituto. Nonostante il sistema piuttosto complesso e poco pratico, l’esperimento venne accolto con entusiasmo ed interesse dai giovani allievi: tra essi Braille, che iniziò una corrispondenza con Barbier.

Rispetto al tratto continuo di Haüy, l’idea di Barbier di utilizzare dei punti in rilievo era senza dubbio un’innovazione: Braille intuì che il laborioso metodo nascondeva un valore che avrebbe potuto fornire, per lui e per i suoi compagni, un sistema di scrittura semplice e razionale.

Appena adolescente, sperimentò differenti sistemi e combinazioni finché ne trovò uno basato su solo sei punti combinati tra loro. Aveva ideato il codice alfabetico Braille, che è rimasto pressoché invariato fino ad oggi: 6 punti appositamente posizionati all’interno di un rettangolo ideale e di uno spazio corrispondente a quello del polpastrello del dito indice. Più tardi estese il metodo anche alla matematica (Nemeth Braille) e alla musica (Codice musicale Braille). 

alfabeto per ciechi

Alcune battute di uno spartito, riportate in codice musicale Braille. Photo credit: Music Braille Code (out of copyright). Dettaglio di pagina 172. Dominio pubblico.

 

Il Braille, un riferimento mondiale

Per far conoscere la scrittura da lui inventata, pubblicò nel 1829 il trattato “Procedimento per scrivere le parole, la musica e il canto corale per mezzo di punti in rilievo ad uso dei ciechi ed ideato per loro.

Nonostante la semplicità del metodo, il codice Braille incontrò le ostilità di diversi insegnanti, incluso il Direttore dell’Istituto dei Ciechi, timoroso che gli studenti potessero utilizzarlo per inviarsi messaggi che non sarebbe stato in grado di decifrare.

Purtroppo Braille non riuscì a godere del riconoscimento della sua invenzione: il governo francese approvò il sistema solo nel 1854 (due anni dopo la morte di Braille, avvenuta probabilmente per tubercolosi). Nel 1858, i rappresentanti della maggioranza dei Paesi Europei si riunrono al Congresso Mondiale per i Ciechi, votando per rendere il Braille il sistema di riferimento per la lettura e la scrittura per i non vedenti di tutto il mondo.

In occasione del centennale della sua morte, nel 1952, le spoglie di Braille sono state riesumate dal modesto cimitero di Coupvray per essere seppellite con grandi onori al Panthéon di Parigi.

 

Un font “inclusivo”: nasce Braille Neue

Progettato dal designer giapponese Kosuke Takahashi in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici che si sarebbero dovuti tenere a Tokyo (rimandati al 2021 causa Covid-19), Braille Neue è un carattere innovativo che combina il rilievo della scrittura per non vedenti con la forma delle lettere tradizionali.

Prevede l’utilizzo dei puntini, usati in molteplici combinazioni per essere individuati con i polpastrelli, in associazione alla lettera di riferimento rappresentata in perfetta corrispondenza; il font è leggibile da tutti, anche ipovedenti e non vedenti, senza la necessità di utilizzare due testi separati.

Spesso non si tiene conto che nei luoghi pubblici i caratteri braille necessitino di spazi dedicati; spiega Takahashi: “Braille Neue ha la possibilità di essere integrato nei luoghi pubblici in modo nuovo, ma anche di sovrapporsi alla segnaletica già esistente, completandola. È facile da implementare ed è un trampolino di lancio per un futuro sostenibile e inclusivo”.

Il font esiste già in due versioni: “Braille Neue Standard” per i caratteri occidentali e “Braille Neue Outline” per gli ideogrammi giapponesi. L’obiettivo del designer è quello di proporre un metodo di comunicazione trasversale universalmente accessibile.

 

 

Le domande più frequenti

 

Chi ha inventato il Braille?

Il sistema di scrittura Braille è stato inventato da Louis Braille, un educatore francese non vedente nato nel 1809. Dopo aver perso la vista da bambino, sviluppò un sistema di lettura tattile basato su combinazioni di punti in rilievo che permettevano alle persone cieche di leggere e scrivere in modo autonomo. Il metodo fu pubblicato nel 1829 e, nel tempo, è diventato il principale sistema di scrittura utilizzato dalle persone non vedenti in tutto il mondo.

Cos'è il Braille e come funziona?

Il Braille è un sistema di scrittura tattile inventato da Louis Braille nel XIX secolo e utilizzato dalle persone non vedenti per leggere e scrivere attraverso il tatto. Si basa su combinazioni di sei punti in rilievo disposti all’interno di una cella rettangolare, percepibili con il polpastrello dell’indice. Ogni combinazione corrisponde a una lettera, un numero, un segno di punteggiatura o un simbolo matematico e musicale. Grazie alla sua struttura logica e compatta, il sistema è rimasto pressoché invariato dalla sua creazione fino ad oggi.

Come si legge il Braille?

Il Braille si legge con il tatto facendo scorrere il polpastrello, di solito quello dell’indice, sulle combinazioni di punti in rilievo che formano le celle Braille. Ogni cella contiene fino a sei punti disposti in due colonne e tre righe: le diverse combinazioni corrispondono a lettere, numeri o simboli. La lettura avviene da sinistra verso destra, in modo simile al testo stampato.

Il Braille si usa solo per le lettere dell'alfabeto?

No, il Braille non si limita alle lettere dell’alfabeto ma comprende un sistema molto più ampio di simboli. Esistono codici specifici per la matematica (Nemeth Braille), per la notazione musicale (Codice musicale Braille) e anche per linguaggi informatici e di programmazione. Inoltre, molte lingue del mondo hanno adattato il sistema alle proprie caratteristiche linguistiche, rendendo il Braille uno strumento molto diffuso per la comunicazione scritta delle persone non vedenti.

Le persone non vedenti usano tutte il Braille?

Non tutte le persone non vedenti utilizzano il Braille. L’uso dipende da diversi fattori, come l’età in cui si perde la vista, il percorso educativo e le tecnologie disponibili. Alcune persone imparano il Braille fin dall’infanzia e lo utilizzano quotidianamente per leggere e scrivere, mentre altre si affidano soprattutto a strumenti audio come screen reader e sintesi vocale. Il Braille resta comunque uno strumento fondamentale per l’alfabetizzazione e l’accesso autonomo alla lettura.

Perché il Braille è ancora usato nell'era digitale?

Nonostante la diffusione di screen reader e tecnologie audio, il Braille garantisce alle persone non vedenti un accesso autonomo al testo scritto, in modo simile alla lettura tradizionale: silenzioso, privato e non dipendente dall’ascolto. Oggi display Braille elettronici e dispositivi aggiornabili in tempo reale permettono di leggere contenuti digitali su computer e smartphone, confermando la rilevanza di questo sistema anche nell’era digitale.

Cos'è Braille Neue e a cosa serve?

Braille Neue è un font tipografico progettato dal designer giapponese Kosuke Takahashi che integra i punti del Braille nella forma visiva delle lettere latine e degli ideogrammi giapponesi. Il risultato è un carattere leggibile sia da persone vedenti sia da persone non vedenti, pensato per essere utilizzato nella segnaletica pubblica senza sostituire quella esistente. È un esempio di design inclusivo che prova a rendere la comunicazione accessibile a pubblici diversi.

Scritto da

Eufemia Serena Putortì
Eufemia Serena Putortì

Laureata in Biotecnologie Mediche, Molecolari e Cellulari presso UniSR, dal 2017 è referente della Comunicazione della Scienza nello stesso Ateneo. Da sempre entusiasta e curiosa di scienza, ha presto capito che la sua più grande passione è comunicarla con un linguaggio accessibile, seppure scientificamente rigoroso. È ideatrice e curatrice del blog scientifico divulgativo “UniScienza&Ricerca” e di numerose attività di Public Engagement di Ateneo, che creano opportunità di incontro e apprendimento reciproco tra i ricercatori e la società. Il suo pubblico preferito: i bambini, instancabili esploratori del mondo e veri esperti dei "perché".

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