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Credere alle bugie: come il cervello si intrappola in notizie false

Cultura e società, Curiosiscienza

Credere alle bugie: come il cervello si intrappola in notizie false

16 nov, 2020

La mente umana ha una naturale tendenza a farsi abbindolare da credenze false e sedurre da teorie cospirative. I social media hanno amplificato questo fenomeno.

In tempi di Covid-19 si è inoltre verificata una impressionante e pericolosa condivisione di teorie cospirative: numerosi sono i gruppi convinti che il virus non esista, o che sia stato creato in laboratorio, o ancora che le mascherine siano dannose per la salute, e che si oppongono alle misure di contenimento del virus, rivendicando un “diritto alla libertà”.

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Come caschiamo in queste trappole mentali? Quali meccanismi si attivano nel nostro cervello? Quali sono gli inganni in cui finiamo intrappolati più facilmente e perché?

Lo abbiamo chiesto al Prof. Matteo Motterlini, Ordinario di Filosofia della Scienza UniSR, direttore del CRESA (Centro di Ricerca di Epistemologia Sperimentale e Applicata), E.On Professor in Behavior Change, e autore di “Trappole mentali: Come difendersi dalle proprie illusioni e dagli inganni altrui”, Rizzoli, 2008.

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La trappola della conferma

La nostra mente va naturalmente alla ricerca di prove che confermano le nostre credenze (anche false).

In generale le persone preferiscono avere ragione che torto, anche con se stesse. Siamo bravissimi a cercare evidenza che conferma le nostre ipotesi, ma siamo spesso ciechi verso l’evidenza che le smentisce. Peccato però sia proprio l'evidenza falsificante – cioè in grado di contraddire le nostre idee – quella che (per motivi logici) occorre per una spiegazione scientifica.

La maggior parte di persone legge il quotidiano (se ancora qualcuno lo legge) in accordo con il suo credo politico. Ancora peggio se non si legge il quotidiano e si recuperano informazioni sui social media, perché in generale ci circondiamo di persone che la pensano come noi (trappola del falso consenso).

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Tipicamente ci si forma una opinione, poi si cercano prove a suo favore. A questo punto è difficilissimo riuscire a mostrare a qualcuno che ha torto. Spesso, se si presentano dei dati allo scopo, le persone tendono in qualche modo a tirare fuori i dati che "confermano" la loro opinione; e dove non ci sono dati a favore arrivano a inventarli di sana pianta.

L'effetto è addirittura peggiore quando si creano delle comunità o dei movimenti, come quello anti vaccinista o, recentemente, i negazionisti del Covid-19 o i gruppi di “anti-mask”. Ecco che la trappola diventa collettiva e ancora più potente: chi ha un dubbio va su Google, si “documenta” e rintraccia l’evidenza a favore della sua idea… sbagliata.

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Alcuni manifestanti riuniti di fronte al Colorado State Capitol Building protestano contro le disposizioni di isolamento domiciliare a causa del Covid-19. Analoghe manifestazioni si sono tenute in numerosi Paesi del mondo. Photo credit: Jason Connolly/AFP - Getty Images

La trappola della correlazione illusoria e complottismo

Tracciare collegamenti, produrre uno schema, trovare una struttura, fare previsioni: sono qualità evolutivamente utilissime per rispondere in modo flessibile e dinamico a un ambiente complesso e in costante cambiamento. Purtroppo però la mente tende spesso ad abusare di questa sua capacità.

La convivenza con il caso può essere psicologicamente intollerabile. Ecco che non riusciamo a valutare con equilibrio una mera coincidenza. Lo stupore per l'occorrenza di due eventi rari ci induce ad abbandonare la logica e le leggi della probabilità per rintracciare una causa e un effetto. Non possiamo farci niente. La nostra mente è progettata a questo scopo. Ed ecco spiegazioni (pseudo-) scientifiche fai da te pronte all’uso.

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Succede nella vita di tutti i giorni. Mi alzo la mattina e la mia auto non parte. Sarà stato il temporale, oppure l’amico cui l’ho prestata, oppure quel meccanico incapace; deve esserci una spiegazione del perché proprio oggi mi ha lasciato a piedi. C’è bisogno di incolpare qualcuno o qualcosa. C'è chi dà sempre la colpa a se stesso, chi sempre agli altri. Ognuno ha il suo stile. Ma più o meno tutti hanno la tendenza a cercare una spiegazione anche dove c'è solo il frutto del caso.

 

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Di questo inganno della mente, oggi conosciamo i correlati neurali, grazie alle pionieristiche neuroscienze dell'irrazionalità umana. È infatti quella stessa corteccia prefrontale sinistra (che ci permette di creare modelli predittivi di come funziona il mondo) a farci lo sgambetto.

Un errore, per così dire, di sovra-performance o di iper-razionalità. Siamo tanto ossessionati dall’ordine – in quanto ci permette di semplificare i dati e orientarci nel flusso di informazioni che ci avvolge a ogni istante – che spesso finiamo per vedere ordine anche dove ordine non c’è. 

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La trappola del rimpianto e omissione

Un’altra trappola mentale che può subdolamente condurre a decisioni irrazionali è quella dell’omissione. Si decide di non decidere (che, a ben vedere, è di per sé una decisione).

Quando arriverà il vaccino contro Covid-19, mi farò vaccinare? Una persona confusa, alla quale contribuisce la disinformazione sul web e social network, tende a non agire. Preferisce cioè omettere un’azione invece di commetterla.

La causa di ciò va ricercata nell’umanissima emozione del rimpianto. La cui vera forza non scaturisce solo da quanto proviamo nel contemplare un passato che avrebbe potuto non essere; ma soprattutto dal modo in cui lasciamo che l’anticipare quella stessa emozione determini le nostre decisioni future.

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Ricorrendo all’esempio del vaccino, non potrei infatti mai perdonarmi – così “ragiona” la mente in balia del rimpianto – di aver agito e aver “provocato” un esito avverso. Molto meglio non fare niente, non decidere (cioè di fatto decidere di non vaccinare) e procrastinare la scelta.

E per come funziona la nostra mente, soprattutto nel breve termine, tendiamo a dolerci maggiormente per gli atti di commissione (se solo se non mi fossi comportato in quel modo), che per gli atti di omissione, cioè per quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto.

Scritto da

Team Comunicazione UniSR
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