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Spostiamo le lancette: quali effetti sulla nostra salute?

Curiosiscienza

Spostiamo le lancette: quali effetti sulla nostra salute?

26 mar, 2021

Un’ora indietro, un’ora avanti: due volte l’anno, l’ultima domenica di marzo e l’ultima domenica di ottobre, la popolazione europea sposta le lancette dell’orologio. Questa convenzione è stata stabilita nel 2001 dall’Unione Europea con lo scopo principale di affrontare i problemi, soprattutto per i settori della logistica e dei trasporti, che nascono dalla mancanza di coordinamento sul cambio dell’ora negli Stati membri.

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Pro e contro

Si tratta di una questione parecchio dibattuta. I sostenitori dell’ora legale difendono gli impatti positivi per il sistema energetico dal punto di vista elettrico, ambientale ed economico. In effetti, l’ultimo report di Terna (la società che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale) rileva che dal 2004 l’Italia ha risparmiato oltre 1,7 miliardi di euro e 10 miliardi di kWh di elettricità, oltre a 200 mila tonnellate di CO2 in meno solo nel 2020.

Tuttavia, non mancano i detrattori: la possibilità di avere più luce a disposizione grazie all’ora legale avvantaggia soprattutto i paesi del Sud Europa, mentre negli Stati settentrionali le giornate durante l’estate sono già molto lunghe a causa della vicinanza con il Polo Nord. Nelle regioni più a Nord della Lapponia finlandese, ad esempio, il sole resta sopra l’orizzonte per più di 70 giorni consecutivi; la stessa Helsinki, d’estate è illuminata 24 ore su 24. L’ora guadagnata quindi non servirebbe né per avere più luce alla sera né per risparmiare sul fronte energetico.

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Nelle regioni artiche si verifica un fenomeno astronomico noto come "sole di mezzanotte": si può osservare d'estate, quando le giornate sono talmente lunghe che il Sole rimane sempre sopra l'orizzonte. Nella foto, il "sole di mezzanotte" sul Lago Inari, Finlandia.

 

Il parlamento Europeo, dopo una consultazione pubblica con l’adesione record di 4,6 milioni di cittadini e l’84% dei voti a favore, ha approvato l’abolizione dell’obbligo per i vari Paesi membri del cambio d’ora semestrale: entro aprile 2021 ogni Stato dell’UE ha dovuto decidere se adottare per sempre l’ora legale o quella solare.

Quali sono gli effetti dell’ora legale sulla nostra salute? Come ridurre i disagi? Ne abbiamo parlato con il Prof. Luigi Ferini Strambi, Ordinario di Neurologia presso la Facoltà di Psicologia UniSR, Primario del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro di Milano e Past President della World Association of Spleep Medicine e dell'Associazione Italiana Medicina del Sonno.

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Brevissima storia dell’ora legale

Sin dai tempi più antichi, i ritmi biologici dell’uomo sono stati regolati dal sole: l’umanità si svegliava e si addormentava in base al suo movimento apparente nel cielo. Con la rivoluzione industriale arrivarono i sistemi di illuminazione artificiale, e con essi nuove abitudini: le persone dormivano quando si poteva già approfittare della luce mattutina, per poi consumare candele e lampade ad olio per illuminare la notte.

L’inventore statunitense Benjamin Franklin (1706-1790) fu tra i primi a rendersi conto di questo spreco e provare a contrastarlo. In una lettera all’editore del Journal de Paris, invitò la popolazione parigina ad alzarsi prima al mattino, in modo da sfruttare al meglio la luce del sole. Come convincerli? Franklin suggerì di tassare le persiane, razionare le candele, proibire la circolazione dopo il tramonto e far suonare le campane di ogni chiesa, o sparare colpi di cannone per le strade qualora il rumore non fosse stato sufficiente.

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L’idea di poter spostare l’orario è però merito di George Vernon Hudson (1867-1946), impiegato al Wellington Post Office in Nuova Zelanda e appassionato entomologo (studioso di insetti). Hudson aveva osservato che durante l’estate il crepuscolo arrivava troppo presto, interferendo con le sue spedizioni serali di raccolta di insetti dopo il lavoro: se l’orologio fosse stato mandato avanti estate, e poi riportato indietro in inverno, avrebbe ottimizzato le ore di luce e risolto il suo problema.

Espose il suggerimento alla Royal Society of New Zealand, aggiungendo che “in questo modo verrebbe utilizzata la luce del mattino presto, e la sera verrebbe reso disponibile un lungo periodo di tempo libero per il cricket, il giardinaggio, il ciclismo o qualsiasi altra attività all’aperto desiderata”. La Royal Society ne riconobbe alcuni vantaggi, ma ritenne che fosse “fuori questione pensare di alterare un sistema in uso da migliaia di anni”.

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La stessa intuizione, in maniera indipendente, la ebbe il costruttore britannico William Willett (1856-1915), argomentandola nel 1907 nel saggio “The Waste of Daylight. La sottopose al Parlamento Inglese come soluzione contro il dispendio energetico derivante dall’utilizzo della luce artificiale, ma nonostante il supporto di Winston Churchill e Sir Arthur Conan Doyle, il governo respinse la proposta.

Tuttavia, il progetto di Willett non andò dimenticato: se ne ricordarono i Paesi coinvolti nella Prima Guerra Mondiale, interessati a risparmiare il carburante necessario per produrre armi e bombe. La Germania fu il primo Paese al mondo ad adottare il cambio d’ora, che entrò in vigore il 1° Maggio 1916. Il Regno d’Italia seguì pochi giorni dopo: “Dalla mezzanotte del 3 giugno 1916 l’ora legale verrà anticipata di 60 minuti primi a tutti gli effetti” [1]; nel nostro paese, l’ora legale fu ripristinata e sospesa più volte, per venire infine adottata con continuità nel 1966.

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Quali rischi per la salute?

Nei giorni immediatamente successivi al cambio d’ora capita a tutti di sentirsi disorientati; tuttavia, in letteratura sono riportati alcuni episodi ben più gravi, che hanno spinto la comunità scientifica a interrogarsi sul reale rapporto rischi/benefici per la salute causato dallo spostamento delle lancette.

Alcuni lavori ad esempio hanno sottolineato che con il cambio primaverile dell’ora si può osservare un aumento degli eventi avversi cardiovascolari, dei disturbi dell’umore e degli incidenti stradali. Uno studio finlandese che ha valutato l’incidenza di infarti cardiaci nei sette giorni seguenti il cambio primaverile dell’ora ha riscontrato un aumento degli eventi il mercoledì; dopo il cambio autunnale dell’ora si è osservato una diminuita incidenza il lunedì successivo, ma un significativo aumento il giovedì.

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Un altro studio più recente, condotto nello stato di New York sui pazienti ricoverati per fibrillazione atriale, ha evidenziato un incremento dei ricoveri nei primi giorni dopo il cambio primaverile dell’ora (da lunedì a giovedì): il dato è risultato significativo sul piano statistico per le donne, ma non per gli uomini. Ancora, uno studio austriaco sull’impatto del cambiamento dell’ora sul tasso di mortalità ha mostrato che, durante la settimana successiva al cambio primaverile, c’è un aumento della mortalità giornaliera di circa il 3%; nessun cambiamento significativo è stato invece osservato dopo il cambio autunnale.

Alla luce di queste ed altre evidenze, l’American Academy of Sleep Medicine si è espressa a favore dell’abolizione dei cambi stagionali dell’ora, analogamente alla Society for Research on Biological Rhythms.

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I “gufi” ne soffrono di più

Il cronotipo è la “condizione biologica” che indica come si colloca il nostro periodo di sonno nelle 24 ore. Esistono tre categorie:

  • normali” (circa 70% della popolazione), che hanno una collocazione del sonno tra le 23-24 e le 7 del mattino, cioè nel periodo notturno tipico;

  • gufi” (circa 20% dei soggetti), che hanno uno spostamento in avanti del periodo del sonno (secondo il proprio orologio biologico interno andrebbero a dormire attorno alle 3-4 del mattino ma dormirebbero fino alle 12-13);

  • allodole” (meno del 10% della popolazione), che si sentono già assonnati attorno alle 19-20 di sera ma si sveglierebbero alle 4-5 del mattino.

A soffrire maggiormente il cambio dell’ora in primavera sono soprattutto i “gufi”; nessun problema invece per le “allodole”, abituate ad andare a letto presto alla sera e a svegliarsi di buon’ora. Qualche fastidio in più lo proveranno anche le persone abituate a orari fissi per pasti e sonno, come i bimbi e gli anziani.

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Cosa fare per ridurre i disagi?

Prepararsi 2 o 3 giorni prima all’ora legale, anticipando di un’ora il momento di andare a dormire o comunque non esagerando andando a dormire molto tardi. Per facilitare questo passaggio, è necessario evitare l’utilizzo dei vari strumenti elettronici che, emettendo luce, inibiscono il rilascio di melatonina.

Non solo: il loro utilizzo provoca una iperattivazione del sistema di veglia e quindi una maggiore difficoltà di addormentamento. Infine al mattino, quando ci si sveglia, è utile esporsi subito alla luce del sole e stare all’aria aperta: questo faciliterà il riallineamento con il nuovo orario.

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Tutti gli esseri viventi (uomini, animali, piante) adattano il loro ritmo biologico in modo che sia sincronizzato con le rivoluzioni terrestri: nel 2017 il Premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a J. Hall, M. Rosbash e M. Young proprio per la scoperta dei meccanismi molecolari che regolano il ritmo circadiano (dal latino “circa”, intorno, e “dies”, giorno). L’importanza della ricerca sta nel fatto che le oscillazioni riguardano sì le caratteristiche del sonno, ma anche altri aspetti fisiologici dell’individuo e potenziali patologie importanti. Vuoi saperne di più? Leggi la nostra news

 

 

References

[1] Decreto Luogotenenziale n. 631, 25 maggio 1916, in Gazzetta Ufficiale, p. 2763.

Scritto da

Eufemia Serena Putortì
Eufemia Serena Putortì

Laureata in Biotecnologie Mediche, Molecolari e Cellulari presso UniSR, dal 2017 è referente della Comunicazione della Scienza nello stesso Ateneo. Da sempre entusiasta e curiosa di scienza, ha presto capito che la sua più grande passione è comunicarla con un linguaggio accessibile, seppure scientificamente rigoroso. È ideatrice e curatrice del blog scientifico divulgativo “UniScienza&Ricerca” e di numerose attività di Public Engagement di Ateneo, che creano opportunità di incontro e apprendimento reciproco tra i ricercatori e la società. Il suo pubblico preferito: i bambini, instancabili esploratori del mondo e veri esperti dei "perché".

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